sabato 6 giugno 2015

Stamina, l'anti-scienza e la falsa speranza

Ieri una sentenza della cassazione ha posto un'altra pietra tombale sul trattamento Stamina.

Avendo seguito la vicenda stamina posso concludere che è stata una sofferta vittoria sulla ragione, ma vi è il forte rammarico che un sacco di persone, in buona fede o meno, continuano a credere che sia un complotto di Big Pharma per impedire alle persone di curarsi. Non si contano gli insulti, le accuse e la diffamazione che hanno subito medici e il ministero della sanità. Parole e gesti di cui nessuno chiederà scusa affermando di aver esagerato e che la prossima volta "sentirà un medico, e non un professore di lettere, per una proposta di cura seria".

La vicenda parte dal 2009, quando Vannoni e due soci iniziano a sviluppare e proporre tale trattamento tramite la società Re-gene Srl. Tale sperimentazione, poco dopo, viene subito sottoposta ad indagine della procura di Milano, indagine seguita dal Pm Raffaele Guariniello. Nel 2011 vengono eseguiti degli arresti e partono gli interrogatori (qui articolo de "La Stampa"). Dal 2011 l'indagine va avanti, fino al rinvio a giudizio di Vannoni e soci nel 2012. Tutto sembrerebbe poter finire come molte cure alternative e fasulle che ammorbano il panorama medico, ma successe qualcosa di inaspettato, se non si fosse in Italia: qualcuno fiuta l'argomento e decide che è il caso di farci soldi. Soldi ottenuti sfruttando il dolore delle persone (questo è successo, non è un'accusa di malafede). Ecco che nel 2013 un argomento che doveva rimanere all'interno delle aule dei tribunali arriva a livello nazionale a causa di grazie ad un servizio delle iene.

Da quel momento la vicenda è stata ripresa da praticamente tutti i media. Chi più possibilista, chi si limitava a riportare le due campane (o meglio una sola), con le iene che hanno sfornato ulteriori servizi. Dopo mesi di insulti e accuse e con il ministero che ha bloccato un finanziamento inizialmente concesso alla Stamina foundation si arrivò ad una totale bocciatura della prima commissione istituita dal ministero della sanità. Tale commissione fu ritenuta non idonea dal tribunale del Lazio, con una sentenza che fa acqua da tutte le parti (visionare in particolare pagina 6 e 7 dove prima si afferma che Vannoni ha ben specificato di non voler modificare il metodo, ma che la commissione fa presente che o viene modificato o la sperimentazione non può partire e che doveva (la commissione!!!) discutere con Vannoni stesso delle modifiche, come se la commissione lavorasse per lui).
Dopo un po' un secondo comitato è arrivato alla medesima conclusione del primo: il presunto metodo non funziona, non ci sono prove che funzioni o che abbia mai funzionato.
Nel 2015 Vannoni patteggiò un anno e 10 mesi, previa sospensione della commercializzazione del trattamento.


Non racconterò i dettagli medici, il blog MedBunker, gestito da un medico, contiene svariati articoli precisi e chiari sulla vicenda, a me interessa segnalare i dettagli che possono capire le persone con una cultura media, ragionamenti che si dovrebbero applicare in quanto dotati di ragione.

La prima cosa che penso in queste vicende è che il lato mediatico non ci dovrebbe essere, punto e basta. Se qualcuno vuole denunciare un'improbabile complotto, non dovrebbe concentrarsi sulle emozioni umane, sull'ancor più ipotetica freddezza della sanità e dei medici, ma dovrebbe prendere i documenti e sentire i testimoni dei fatti, togliendo, il più possibile, le emozioni umane. D'altro canto si tratta di presentare in modo corretto una situazione, la differenza tra "negata cura sperimentale ad una bambina che ha tanta voglia di vivere e soffre per questo" e "somministrata cura non testata a bambina inerme e sofferente" è abissale, eppure è la stessa identica cosa. Questo basta a considerare tutti i servizi delle iene come spazzatura, perché non si parla di fatti o di rilievi oggettivi, si parla di sentimenti, di sensazioni (nessun miglioramento certificato, solo un "mi sento meglio" e via così). Questo non è giornalismo, è show! Altra perla delle iene è il non aver indagato su Vannoni, che ne facevano, già allora, una persona decisamente non autorevole, considerato che non è nemmeno un medico, ma un laureato in scienze della comunicazione.

La seconda cosa è la ragione. Mettiamo che ci sia questa ipotetica cura: perché tale cura, apparentemente miracolosa, non ha alcun dato oggettivo a suo sostegno? Gli unici "dati" sono le testimonianze dei malati e dei loro parenti diretti, ma sono sufficienti? No, non lo sono, perché in una tale situazione, difficile da immaginare, ogni gesto può essere inteso dai presenti come un miglioramento o un peggioramento. Ci vogliono dei test e un medico che certifichi questi miglioramenti. In tutta questa vicenda non è mai stata presentata una prova oggettiva, solo testimonianze toccanti. La scienza e la medicina non funzionano così. Qualunque scoperta medica, dalla più piccola, alla più grande (antipolio, penicillina) ha sempre avuto una caratteristica: prove oggettive e ripetibili. D'altro canto, come si potrebbe capire se un medicinale funziona o se è l'allineamento delle stelle? Con il tempo i protocolli si sono evoluti, ma a titolo d'esempio basti sapere che il vaccino Salk dopo i test di laboratorio cominciò un periodo di test nel 1953 che si concluse solo nel 1955. Due anni di test, documentati e massicci. Ci fu anche un incidente, ma ciò non squalificò il vaccino. Questa è la differenza tra una cura che funziona e una millantata speranza. La prima segue rigorosi protocolli che ne certificano l'efficacia, la seconda è urlata in piazza.

La terza è l'egoismo. Molti contestarono che si toglie anche la speranza ai malati e ciò non è giusto. Se i soldi fossero infiniti il problema non sussisterebbe, ma i soldi sono limitati, di questi tempi anche di più. Assegnare un finanziamento a stamina avrebbe significato toglierli da altre parti. È giusto che un paziente non possa accedere all'ospedale perché i posti letto sono finiti? È giusto che un malato cronico debba pagare di più le sue medicine perché sono stati concessi finanziamenti a soggetti che promettono e non mantengono? No, non è giusto, ma chi protesta non lo considera minimamente. Questo è egoismo nella sua forma più pura, alla faccia del volere il bene dei malati. Non posso tollerare quest'ultimo aspetto, perché se le situazioni coinvolte sono molto gravi, ciò non vuol dire che si abbia il diritto di affermare quello che si vuole e fare ciò che pare. Gli insulti al ministero della sanità e ai medici sono innumerevoli e tutt'ora non hanno chiesto scusa. Una persona ragionevole e con una cultura media non deve cadere in queste trappole e se lo stato interviene proprio per evitare danni non può mandarlo al diavolo. Anche perché le carte parlano chiaro: zero miglioramenti, zero cure. Non c'è alcuna speranza, non c'è mai stata. Forse è brutto, ma è la verità. Non ha senso protestare per la fantasia.

Alla fine la vicenda si è conclusa con un patteggiamento e una sentenza della cassazione che squalifica il metodo, bollandolo come inconsistente e pericoloso. Tale vicenda servirà agli italiani? Servirà a rendere le persone più obiettive? Servirà a renderle più educate e razionali? Lo spero tanto.

Nessun commento :

Posta un commento